Un saggio per fare luce sulla storia di Mammola

Lun, 17/08/2020 - 16:00

“Storia della Baronia di Mammola” è il titolo dell’ultimo saggio pubblicato da Maria Caterina Mammola con le Edizioni Promocultura di Gerace.
L’autrice, sulla scorta di molti documenti inediti, ha tracciato un quadro di tre secoli di baronia, tra eventi notevoli, personaggi di ogni ceto sociale, vita economica e religiosa, pagine d’archivio.
La prima presentazione del libro è avvenuta a Mammola, nella maestosa chiesa matrice, dove svolse la missione parrocchiale il figlio del barone Lorenzo Spina, cioè Vincenzo Spina, nominato primo Arciprete di Mammola dal Vescovo di Gerace Domenico Sculco, con bolla del 5 febbraio 1681, come annota l’autrice nel testo.
L’Amministrazione di Mammola, il Centro Studi Nicodemei e il Parroco hanno voluto riprendere dopo mesi di inattività socio-culturale determinata dal Covid 19 – le attività culturali, presentando il suddetto testo storico.
Saluti e ringraziamenti sono stati espressi dal Sindaco Stefano Raschellà, dal parroco Antonio Mazzà, e dal Presidente Centro Studi Pino Agostino, che ha coordinato gli interventi: ha relazionato Antonio Longo, ex sindaco di Mammola, studioso attento di documenti che riguardano il paese natio, uno dei borghi più antichi della Locride, non solo illustrando il libro della Mammola per la complessità di notizie ivi riportate e per la gradevolezza dell’esposizione, ma anche aggiungendo osservazioni su altri documenti storici che precedono l’autonomia feudale di Mammola iniziata dal 1540, sganciandosi da casale di altri feudi. Ha dunque allargato la visione della storia di Mammola soffermandosi su documenti di vari periodi, dai tempi bizantini a quelli dei Normanni e federiciani, e poi ad angioini e aragonesi: documenti che testimoniano la vita del borgo accanto a due monasteri importanti, cioè quello di San Nicodemo e di Santa Barbara (l’antico San Fantino di Pretoriate, passato poi a Santo Stefano del Bosco e quindi alla Certosa di Serra San Bruno).
Molto seguito dal pubblico è stata poi la relazione di Vincenzo Cataldo, autore di molti testi storici, docente universitario e deputato di Storia Patria per la Calabria, che ha tracciato il percorso feudale di Mammola sotto il profilo economico e amministrativo, ricordando allo stesso tempo le diverse fasi di sviluppo. Sotto questo aspetto, un fatto è evidente: l’aumento demografico nel paese dal ’600 all’’800, assieme a quello lavorativo e finanziario, messo in rilievo dal Catasto Onciario del 1754. Mammola era allora il centro più popoloso della Locride. Cataldo ha spaziato oltre con riferimenti ad altri paesi, alle colture agricole, ai trasporti, all’artigianato, all’istruzione, alla struttura feudale vista come forma politico-amministrativa dell’epoca, con i suoi agenti, erari, affittuari, censi, obblighi, oneri…, e poi alla Cassa Sacra all’indomani della catastrofe sismica del 1783.
Argomenti importanti, che il relatore non ha approfondito oltre per dare spazio a eventuali commenti e interrogativi dal pubblico.
Ha proseguito l’autrice, prima con i ringraziamenti e poi rispondendo a osservazioni del pubblico o dialogando su alcuni argomenti, come i rapporti tra il barone e la chiesa, due poteri importanti che a Mammola cominciavano a manifestare contrasti, specialmente nel ‘700.
I baroni a Mammola hanno dimorato poco o nient’affatto: al loro posto si sono affermate per censo, per cultura, per impulsi costruttivi, le famiglie di vari ceti sociali, che hanno saputo cogliere opportunità economiche non solo ampliando ricchezza e potere, ma anche mandando a studiare i propri figli al Seminario o all’Università di Napoli. Il patriziato locale era allora un ceto privilegiato accanto al baronale.
Tra gli intervenuti con osservazioni specifiche ricordiamo Ugo Verzì Borgese, scrittore di Rosarno che per primo ha scritto un opuscolo sugli scrittori di Mammola, Arturo Nesci di Reggio Calabria, cavaliere dell’Ordine di Malta e noto studioso di araldica e Vincenzo Marvasi di Locri, che ha pubblicato l’anno scorso in un grosso volume tutto il Catasto Onciario di Mammola del 1754.
Il libro ha suscitato molto interesse e non sono mancati complimenti ed elogi all’autrice, che continua con le sue ricerche archivistiche a osservare e portare alla luce eventi, problemi e figure significative dei secoli passati.

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