Una struttura da ricordare non solo in tempo di emergenza

Dom, 22/03/2020 - 11:30

Durante questi primi giorni di quarantena forzata, i luoghi del confronto e del dibattito pubblico si sono spostati dalle piazze e dai caffè alle nostre bacheche Facebook. È inutile aggiungere che l’argomento principale in questi momenti di angoscia, attesa e preoccupazione sia il Coronavirus. Su questa tematica c’è parecchia apprensione da parte di tutti noi cittadini perché, se la situazione sanitaria in altre aree del Paese rischia di collassare (e si tratta di sistemi avanzati come quello Lombardo-Piemontese), nessuno osa immaginare cosa potrebbe accadere se il nostro invisibile nemico si dovesse diffondere in maniera incontrollata sulla terra che ha il sistema sanitario più debole e povero della nazione, la nostra Locride.
A oggi, per 42 paesi e un utenza di 140mila persone, resiste strenuamente, grazie alle ultime e poche risorse materiali rimaste e al personale medico-sanitario, che si stanno battendo come leoni, solo l’ospedale di Locri che, nonostante l’impegno e lo spirito di abnegazione degli addetti ai lavori, non è sufficientemente attrezzato a rispondere alle esigenze del territorio in tempi di pace, figuriamoci in tempi di guerra. Il dramma è che se la situazione della Locride si dovesse allineare con quella dell’Italia il povero Ospedale di Locri collasserebbe in poche ore per mancanza di posti letto.
Questa minaccia che si potrebbe presentare alle porte di casa nostra ci ha fatto ricordare del gigante dimenticato della vita sidernese, quell’ex ospedale aperto con tanti sacrifici negli anni ‘80 e ucciso dagli scellerati e irresponsabili tagli della politica nostrana nel primo decennio del secolo corrente. Sarà stata la paura, sarà stato il momento, ma magicamente si sono registrate da ogni dove proposte autorevoli volte alla riapertura del nostro ospedale fino a registrare le raccolte firme e le petizioni che sono spuntate come funghi su innumerevoli portali virtuali condividendo tutte il nobilissimo obiettivo di vedere riaperto l’ospedale che sino a un decennio fa si divideva con quello di Locri le drammaticità del territorio. Oggi più che mai la “riapertura dell’ospedale di Siderno” è tornata di moda, finalmente direi. Riaprire un ospedale o fornire al territorio una “Casa della Salute” (proposito che rispunta ogni 3 - 4 anni per essere dimenticato nel giro di qualche settimana) non purtroppo una cosa che si fa in due giorni. Intere aree della struttura sono chiuse e abbandonate da così tanti anni da essere attualmente idonee, al più, per allevare piccioni (salvo immediate e straordinarie opere di sanificazione).
Quale che sia l’effettiva possibilità di rivedere l’Ospedale di Siderno aperto in occasione di questa emergenza, che intanto dobbiamo affrontare rimanendo a casa, una volta scampato il pericolo dovremo dimostrare, innanzitutto a noi stessi, di ricordare le molte strutture sanitarie che giacciono cadenti, colpevolmente abbandonate o incompiute sul territorio. Questa volta non potremmo lasciare che il peso di questo fardello ricada sulle spalle dei soli cittadini che, togliendo del tempo alla famiglia e agli affetti sono impegnati in politica, per lapidarli nella pubblica piazza qualora le cose non dovessero andare come ci aspettiamo. Nonostante tutti i problemi arrecateci questo Coronavirus, mettendoci alle strette, ci ha ricompattati su una tematica di cardinale importanza, quella del diritto alla salute. Motivo per il quale, una volta scacciato il nostro attuale nemico dovremo fabbricarci autonomamente i mezzi per vincere le battaglie del futuro.
Oggi che, forse per la prima volta dopo anni, abbiamo compiuto questo importante passo dobbiamo, fisicamente e non su Facebook, costituire un comitato cittadino che si occupi solo ed esclusivamente della riapertura del nostro Ospedale. Un comitato che si raccordi con gli altri comitati per la salute già operanti sul territorio e che sia un interlocutore serio e affidabile tra i cittadini e le istituzioni che potrebbero reperire i mezzi economici per riaprire la struttura per aprire, (questa volta a fatti e non a parole) la “Casa della Salute”. È questa la prossima battaglia da vincere, ma per vincerla dobbiamo combatterla tutti insieme e con i fatti, non come quando ci chiusero sotto il naso l’Ospedale quale oggi non solo Siderno, ma tutta la Locride, avrebbe disperato bisogno. Sono trascorsi più di dieci anni da quando la protesta contro la chiusura della struttura raccolse non più di 100 persone, adesso dimostriamo a noi stessi ancor prima che agli altri di essere cresciuti, di essere più maturi, coesi e coscienti della situazione sanitaria nella quale versiamo.
Togliamoci giacca e cravatta, alziamoci le maniche della camicia, armiamoci di grinta, pazienza e buona volontà e andiamo a vincere questa battaglia. Così facendo un giorno, forse, racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti qualcosa che non sia il solito ritornello del “si stava meglio quando si stava peggio”.

Autore: 
Francesco Gentile
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