Viaggio all’origine dell’instabilità del sud Italia

Mar, 11/08/2020 - 12:00

È uscito in questi giorni, per i tipi di Rubbettino, “Napoli e le sue province durante il viceregno austriaco (1707-1734)”, saggio sulla dominazione austriaca nel Sud Italia, durata 27 anni, scritto dallo storico Vincenzo Cataldo. Potrebbe sembrare pensato solo per gli addetti ai lavori, ma è invece di un’appassionante lettura che consente al lettore di conoscere un periodo della nostra storia poco studiato ma ricco di avvenimenti che hanno segnato la nostra terra. Infatti, come scrive Cataldo, gran parte delle notizie inserite nel volume riguardano proprio la Calabria e l’attuale Locride. L’Autore propone una narrazione intensa, in cui sono snocciolati fatti e avvenimenti relativi agli aspetti economici e sociali per poi passare alle direttive governative e allo sforzo compiuto dagli austriaci di rendere il regno di Napoli più moderno nelle sue strutture e nelle leggi. Ma ogni sforzo fu in parte vano sia perché gli austriaci furono sempre in guerra con le altre nazioni per la supremazia in Europa, sia perché sul regno incombevano fenomeni distorti sempre presenti nella storia della regione: sopraffazioni, speculazioni, banditismo, contrabbando e pirateria portata avanti con successo da equipaggi proventi da Tripoli, Tunisi, Algeri, ma anche dalla vicina Sicilia e da Lipari.
L’autore ci propone una narrazione lucida, intensa e ricca di particolari, condotta con il rigore scientifico dello storico ma comprensibile a tutti. Dunque, un ennesimo periodo travagliato per la Calabria e i calabresi: dall’ingresso degli austriaci ai tumulti popolari, alle guerre, alle iniziative commerciali e i traffici marittimi. In 316 pagine Cataldo descrive poi i rapporti fra gli esponenti del baronaggio e dell’aristocrazia e l’emergere di quella borghesia provinciale in grado di assicurarsi un posto importante nel cambiamento socio-economico del regno; ma anche i problemi dei più umili, sopraffatti da angherie e sottoposti a vessazioni di ogni genere.
Cataldo ha poi tracciato un’analisi molto interessante e puntuale dei rapporti tra Napoli e le province del regno sottoposte a un vero e proprio salasso di risorse, come prevedeva la politica imperiale di Carlo III/VI d’Asburgo. Napoli si presentava in questo periodo inserita negli ingranaggi della politica europea austriaca, ma anche in qualità di megalopoli bisognosa di enormi quantità di grano giornaliero. Assieme alle città pugliesi, da Crotone partivano considerevoli quantità di frumento per alimentare la popolazione napoletana e per l’esercito austriaco. Dalla Calabria salpavano navi cariche di olio e di seta grezza che veniva lavorata altrove. È l’eterno problema esistente in parte ancora oggi di una classe imprenditoriale incapace di assicurarsi gli investimenti necessari e i processi di trasformazione dei prodotti grezzi. Molti proprietari terrieri calabresi, infatti, preferivano condurre una vita parassitaria, sfruttando da una parte le risorse naturali di una terra fertile, assegnando lotti di terra a migliorìa a miglia di braccianti agricoli, ma che preferivano non compiere quei necessari investimenti per rendere ancora più adeguato ai tempi lo sfruttamento agricolo, impedendo di fatto di creare una classe media.
La Calabria sembrava sfuggire ad ogni controllo. Perfino i soldati destinati a limitare i danni del contrabbando, come racconta l’autore, a volte erano complici degli atti illeciti, grazie alla protezione dei loro ufficiali e dei baroni il cui controllo del territorio era totale. Il fenomeno del contrabbando colpiva in particolare la provincia di Reggio, data la sua vicinanza alla Sicilia. Proprio in questo settore si concentravano gli sforzi delle autorità tesi a stabilire il controllo della costa, lungo la quale le imbarcazioni maghrebine e liparote agivano indisturbate e in modo devastante privando dei pochi beni gli abitanti e le navi in transito.
A tutte queste problematiche si aggiungeva il cronico dissesto in cui vivevano i comuni calabresi e non era raro che essi venissero commissariati per recuperare il danaro da inviare alla corte regia. Un problema per le entrate comunali era rappresentato dalle classi privilegiate e dalla presenza di ecclesiastici non sottoposti a tassazione.
Dunque, Vincenzo Cataldo, attraverso una minuziosa ricerca durata 15 anni, in questo libro sottopone alla lente d’ingrandimento questioni che ben si allacciano alla realtà attuale come l’instabilità, la sottomissione, la disparità e l’evasione fiscale, le varie forme di banditismo e di contrabbando, la povertà delle grandi masse. Un ulteriore elemento prezioso fornito è il quadro molto preciso sulla politica e gli equilibri internazionali europei da cui, a causa di interessi e di lacerazioni interne ed esterne, spesso si scatenavano sanguinose guerre legate quasi sempre alle successioni dinastiche.

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